Design Journey – Ciao Avaloq

Leaving Avaloq

Dopo tre anni ho deciso di lasciare Avaloq. La cosa più importante che ho imparato da questa esperienza e’ che, come progettista, se vuoi costruire un rapporto di fiducia con i tuoi colleghi e con i tuoi manager devi demistificare il processo di progettazione.

Lo so, suona come una specie di complesso di Edipo declinato per il mondo digitale. Di fatto e’ un percorso per aiutare i nostri colleghi, a guardare al “design thinking (DT)” non come a una scatola nera di un Being 747!

Ad Avaloq, ho avuto la fortuna di trovare un ambiente ben disposto a guardare le cose da questa angolazione. Grazie ad un rapporto schietto ed aperto, con manager e colleghi, siamo riusciti a ottenere risultati su 3 tematiche:

  1. Innalzare il livello di credibilità’ del DT
    Devo ammettere, questa é stata la parte piu intensa della mia esperienza. Avaloq é un’azienda con una posizione di leadership in termini di ingegneria del software. Introdurre una gestione del processo di progettazione orientata alle dinamiche del DT é risultato essere un percorso delicato. I motivi risiedono nella complessità del business, nella complessità delle tecnologie utilizzate e nella eredità del software desktop che ha reso famosa l’azienda. Sono partito da questa fotografia per individuare gli ambiti di discussione che avrebbero potuto favorire una percezione diversa e “aumentata” del DT. Ascoltare le opinioni di ingegneri, architetti del software, business analyst e product manager é risultato fondamentale per individuare un terreno comune dove poter contribuire tutti in maniera condivisa.
  2. Demistificare il processo di progettazione (Design Process AKA DP) orientato al DT
    Come fare a cancellare lo stereotipo del “per favore, me lo fai piu carino”? Non ho nessun coniglio nel cilindro, é un dato di fatto che ogni organizzazione ha le proprie dinamiche in termini di struttura e sensibilità verso le tematiche del DT. Nella mia esperienza, ad Avaloq e anche presso altre realtà, ho sempre cercato di comunicare in maniera neutra. Ho evitato il gergo tipico di noi progettisti, ho comunicato in maniera chiara e comprensibile le metriche che possono essere utilizzate per valutare le varie opzioni di design, ho evangelizzato il concetto che bisogna aumentare le performance umane e non quelle dei sistemi che progettiamo e, soprattutto, ho sponsorizzato il “meno Design Thinking e più’, molto più’, Design Doing”. Insieme con il mio team, abbiamo prodotto una marea di prototipi di bassa e alta fedeltà per dimostrare la complessità delle interazioni utente, abbiamo spiegato ai nostri colleghi come l’utilizzo di un software adatto a condividere le opzioni di design snellisca e agevoli la revisione e l’ottimizzazione dei prototipi. Abbiamo deciso di evitare come la peste di presentare i prototipi con slide di Power Point farcite di frasi di Steve Jobs. Tutte le ipotesi progettuali sono state presentate sempre immerse nel proprio contesto di riferimento. Per esempio, abbiamo sempre presentato i prototipi all’interno del browser, per mostrare sin da subito le limitazioni e le opportunità’ dell’ipotesi su cui stavamo lavorando.
  3. Introdurre il “punto di vista” dell’utente sin dalle fasi iniziali del progetto 
    Come ogni organizzazione complessa e dominante nel proprio settore, Avaloq sa bene come fare il proprio business. Spesso ho sentito la frase “noi sappiamo cosa serve agli utenti” e altrettanto spesso ho invitato i miei colleghi a tradurla in concetti oggettivi e misurabili. Un ambiente ideale per avviare una conversazione di questo tipo si è materializzato quando ho avuto l’opportunità di contribuire a progettare soluzioni completamente nuove e in concerto con il cliente. E’ stato il momento adatto per porre domande del tipo:

    Come gestisce, l’utente tipo, al momento questo compito?
    Avrà’ la possibilità’ di essere supportato, da un altro essere umano o da un sistema, nelle prime esperienza di utilizzo?
    Quante volte dovrà utilizzare l’applicazione per svolgere il suo compito?
    Che tipo di strumenti saranno a sua disposizione per gestire le attività che sono richieste per completare il compito?

    Ho notato che domande di questo tipo sortiscono vari effetti, innanzitutto favoriscono una conversazione orientata ai primi due punti di questo mio articolo (fiducia nel DT e demistificazione del DP) e agevolano l’empatia di chi progetta il software verso l’utente tipo. Ho utilizzato questo approccio per spingere oltre il concetto di “persona” per evitare che resti lontano e non connesso alle fasi di realizzazione del prodotto. Ho annoiato fino alla morte i miei colleghi ricordandogli ad ogni occasione che stavamo progettando per un essere umano, di cui ipotizzavamo ben precisi limiti, necessità e soprattutto personalità’. Insomma ho sempre ricordato che stavamo progettando un prodotto per un vero umano falsamente reale.

Questo e’ il resoconto stringato della mia esperienza come progettista ad Avaloq. Al di là delle considerazioni professionali ci sono le persone che ho conosciuto in questi 3 anni e i momenti vissuti insieme. Un gruppo di professionisti estremamente dotati tecnicamente, altamente specializzati in quello che fanno e unici come individui. Avaloq rappresenterà’ per me un’esperienza positiva sotto ogni punto di vista, e’ un’organizzazione che merita il suo ruolo di leader nel settore perché’ e’ fatta da persone che dimostrano ogni giorno che i software che progettano sono essenziali per il mondo bancario!

Live long and prosper!
Luigi

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